Va bene che il Dio denaro ha la priorità su tutto, anche sulle tragedie, ma a me il concerto di Bruce Springsteen, in Emilia-Romagna, è sembrato fuori posto. Una nota stonata del boss, forse la prima e la più grave della sua carriera. Per due motivi: il primo è che in un momento in cui una regione vive la sua più grande catastrofe, interi comuni sott’acqua, morti, sfollati, il concerto si poteva e doveva annullare, non importa se non c’era l’assicurazione, se tutto era stato organizzato nel dettaglio, e fermare quel concerto, per il management, significava perdere quattrini… davanti alla morte, alla sofferenza, si blocca tutto e si rinvia, per rispetto di chi non c’è più, e di chi, a pochi chilometri, sta lottando contro il fango; il secondo motivo è il fatto che Springsteen, un cantante che si è sempre distinto per il suo impegno sociale, per fare suo il disagio degli ultimi, l’interprete di “Across the Border”, “Galveston Bay”, viaggi nell’oscurità, nel disagio… durante la sua esibizione, a Ferrara, non ha fatto minimamente cenno alla tragedia che stava colpendo gli abitanti dell’Emilia-Romagna.

Bruce Springsteen e lo scivolone al concerto di Ferrara con l’Emilia-Romagna in ginocchio dopo l’alluvione

Ha suonato le sue canzoni, ha fatto il suo show ed è andato via. Come se tutto quello che avesse intorno non lo riguardasse, non gli appartenesse. Ora: non dico che il boss, visto che ha voluto suonare lo stesso, avrebbe dovuto devolvere l’incasso del concerto in beneficienza. Anche se, intendiamoci, poteva farlo a tanti soldi. Ma escludo che lui e il suo entourage fossero ignari di cosa stava avvenendo a pochi chilometri da loro. Travolto dalle polemiche, l’organizzatore dell’evento ha spiegato che il concerto è pensato in modo tale da non lasciare spazio ad altro che non sia la musica. Ci sembra una pezza peggio del buco. Perché ci fa pensare che Springsteen, a 73 anni suonati, sia ridotto a una specie di automa. Che canta e suona a gettone: senza pensare, senza esprimere opinioni, senza provare emozioni. Peccato. Orwell diceva che “i miti a cui si crede tendono a diventare veri.” Per me Springsteen un mito lo è sempre stato. Oggi, forse, lo è un po’ di meno. Evviva l’Emilia-Romagna.

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