Antonio, un 33enne di Ausonia è stato aggredito da un’orsa durante un’escursione nel Parco Nazionale d’Abruzzo. L’ingegnere ha deciso di condividere quei terribili momenti dopo la morte di Andrea Papi. L’audio inviato alla moglie: “Vi amo, aiutatemi, vi prego”.

Antonio Rabbia, ingegnere 33enne di Ausonia, provincia di Frosinone, ha conservato i messaggi vocali inviati ai suoi familiari dopo aver rischiato di essere ucciso da un’orsa durante un’escursione a San Donato Val Comino, in un’area del Parco Nazionale d’Abruzzo. Dopo l’aggressione che ha portato alla morte di Andrea Papi, runner 26enne ucciso da un orso in Trentino, Antonio ha deciso di condividere quegli istanti di terrore.

“Non appena ho saputo quanto accaduto a quel povero runner ucciso da un orso in Trentino, sia per me che per la mia famiglia si è riaperta una ferita. Penso continuamente a quanto sono stato fortunato e a quanto sia stato a un passo dalla morte. Una morte orribile”.

Ha dichiarato Antonio ai microfoni di Frosinone Today.

Potrebbe interessarti: Aviano, malore in bici: morto a 57 anni l’imprenditore Carlo Tomasella

Antonio come Andrea: soltanto la fortuna – e il cane – hanno evitato lo stesso destino

Antonio ha ricostruito quella terribile vicenda che gli è capitata lo scorso dicembre, quando è riuscito a sfuggire all’attacco di un’orsa nel Parco Nazionale d’Abruzzo. L’ingegnere ciociaro ha raccontato di aver battuto contro il tronco di un albero che ha rallentato la sua corsa mentre veniva inseguito dal plantigrade. Entrambi sono rotolati in un dirupo: così, l’animale si è rifatto sotto e Antonio, forse per istinto di sopravvivenza gli ha lanciato una pietra, mentre il suo cane continuava a ringhiare.

Così, l’orsa ha rallentato la sua corsa e Antonio, allontanatosi per una trentina di metri, è riuscito a mandare un messaggio di addio alla moglie. Il 33enne era convinto di morire, anche perché aveva subito un infortunio alla caviglia che non gli permetteva di raggiungere velocemente l’auto.

Vi amo, aiutatemi, vi prego

Solo le uniche parole che Antonio è riuscito a pronunciare in preda al panico e a un passo dalla morte.

Potrebbe interessarti: Malore mentre va dalla sorella per il pranzo di Pasqua: morto l’ex campione mondiale di mountain bike

Antonio: “Sono vicino alla famiglia di Andrea”

Dopo l’aggressione che è costata la vita ad Andrea Papi e i successivi appelli dei familiari che ora pretendono giustizia, anche Antonio Rabbia ha voluto esprimere tutta la sua solidarietà alla famiglia della vittima.

“Mi sento di esprimere tutta la mia solidarietà ai familiari di Andrea è spero che non ci siano mai più episodi di questo tipo. Perché la mia paura è che possano ripresentarsi in Italia simili fatti. Sono stato tacciato di essere un bugiardo, addirittura un truffatore perché in questi casi è più facile denigrare che aprire gli occhi e affrontare un simile problema perché questo, piaccia o meno, è invece un grande problema che oltre che a mettere a repentaglio la vita umana può impedire lo sviluppo turistico di località bellissime. L’orsa che mi ha aggredito aveva fatto la tana fuori dal parco. In un luogo dove non avrebbe dovuto esserci e soprattutto non c’era un avviso di pericolo imminente”.

Potrebbe interessarti: Lecco, moto si schianta contro un albero: Francesco Galli muore a 17 anni

Antonio ha poi affermato che la notizia della morte di Andrea ha riaperto quella ferita psicologica che ancora si porta dietro.

“Non intendo entrare nel merito dei provvedimenti che dovrebbero essere presi in questi casi ma posso dire a gran voce che servono urgentemente degli interventi a tutela delle persone e degli orsi. La mia esperienza è finita diversamente rispetto a quanto accaduto al povero Andrea forse perché sono stato davvero miracolato e a salvarmi è stato il mio cagnolino ‘Biondo’. Quell’animale non avrebbe dovuto essere dove stavo passeggiando, e dove ogni giorni passeggiano tante persone.

Per questo è importante che il Governo prenda in seria considerazione il fatto che l’habitat di questi animali, cambiato per una serie di motivi, non può e non deve essere a un passo dalla civiltà. Gli orsi, visto che sono una specie rara e non molto diffusa, devono essere dotati di collari o braccialetti elettronici costantemente collegati alle forze dell’ordine. Come tutti gli allarmi del mondo. Se scatta vuol dire che il loro girovagare ha superato dei limiti che possono essere dannosi per gli esseri umani e anche per loro stessi, come accaduto a Juan Carrito. Gli esseri umani non possono difendersi e difficilmente possono combattere contro esemplari che arrivano a pesare centinaia di chili. Io ancora non riesco a credere di essere vivo”.

Ha concluso il 33enne, vivo per miracolo.

Continua a leggere su Chronist.it