Il giovane chef 23enne, Yuri Zaupa, attraverso un lungo post sul suo profilo Facebook, tempo fa aveva dichiarato di aver iniziato una nuova esperienza lavorativa, portando all’interno del locale la sua visione di cucina mediterranea, ma di vivere una vita lavorativa poco soddisfacente. Yuri disse di essere sottopagato e, per lavorare 80 ore a settimana in un noto locale di Cornedo Vicentino, prendeva 100 o 200 euro al mese. La sua “denuncia” però non è piaciuta e non è passata inosservata al titolare Federico Vencato del noto locale, il quale ha deciso di prendere provvedimenti legali nei confronti del giovane chef. Attraverso il suo avvocato, Stefano Grolla, ha dichiarato di aver aperto “un’attività, che gli è costata un grosso investimento di denaro e lavoro” e che ha “sempre adempiuto correttamente ai propri oneri giuslavoristi”. Infatti Federico Vencato ha mostrato alle forze dell’ordine tutte le documentazioni e, secondo l’avvocato le carte “attestano come Zaupa abbia ricevuto correttamente ogni mensilità, con compensi tutti superiori ai mille euro, in ottemperanza di quanto previsto dal suo regolare contratto di lavoro”. Inoltre, Stefano Grolla, il legale del titolare del noto locale, smentisce che il giovane 23enne abbia fatto “80 ore di lavoro a settimana” e “il contratto non prevedeva un ammontare di 16 ore, bensì 24”. Inoltre l’avvocato ha precisato che si tratta “di dati documentali e non interpretabili”.

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Estratto del post pubblicato da Yuri Zaupa

Lo chef 23enne ad agosto 2022 ha pubblicato sul suo profilo Facebook, un post con un lungo pensiero in merito alla sua nuova esperienza lavorativa poco soddisfacente:

“Per i primi 4 mesi decido di accettare un contratto ridicolo: 16 ore part-time, nonostante il mio monte ore settimanale si aggirasse intorno alle 80. Stringo i denti: dopotutto ho cominciato la gavetta all’età di 14 anni. Mi faccio prendere dalla novità, il posto mi piace e acconsento, ancora una volta, alle condizioni del titolare: mantenere basse le spese per il personale per i primi 4 mesi e poi alzare le retribuzioni e pensare di offrirmi un contratto a tempo indeterminato.
Naturalmente non è andata così: da gennaio a giugno 2022 vengo pagato 100-200€ al mese, su mia richiesta ovviamente, poveraccio, “mica ti spetta la busta paga di diritto”. Ha proseguito, scrivendo: “Da tenere a mente: 80 ore settimanali, cucina gestita solo da me, dalla colazione alla cena. Avrei dovuto fermarmi alla prima mensilità mancata? OVVIAMENTE!!!
C’è da aggiungere un particolare: nei sogni dentro al cassetto c’era anche quello di portare avanti una cucina personale, diversa dagli schemi della vallata legati alla tradizione, proponendo ingredienti familiari serviti con tutta la passione e l’esperienza che ho accumulato in questi (pochi) anni! E ci stavo riuscendo, quello che ho fatto è piaciuto, basti guardare le recensioni del locale. Il 90% parla di me o della mia cucina. Anche i numeri sono positivi al riguardo, il ristorante era una macchina di denaro che andava avanti senza benzina! Infatti, mica mi pagava.
La stessa passione che mi ha accecato per 6 mesi senza una busta paga mi ha portato a cercare lavoro altrove. Immaginate la faccia del titolare quando ho comunicato la mia partenza: tradito, preso per i fondelli, i giovani sono inaffidabili. Queste sono le parole da lui usate. Il suo problema era non avere più nessun pilastro su cui far affidamento per pagare i propri debiti.
Sono durato poco più di 9 mesi nel suddetto locale e ne ho sentite di tutti i colori, le migliori:
“I giovani vanno sfruttati, non ho mai preso più di 1200€ al mese quindi non li prenderai nemmeno te, poco importano le tue capacità”
“Non voglio gente del sud, non fanno un ca**o e son sempre in malattia”
“Non voglio ragazze che convivono con il moroso, perché tanto vanno subito in maternità e mi tocca mantenerle”
“Fosse per me 4 mori in tutto il ristorante e ‘ndemo avanti, così li pago poco”
“Le tose non sanno fare un ca**o, per fortuna che sono di bella presenza e coccolano la clientela”
“Vivi con i tuoi quindi posso non pagarti questo mese”
Borghese ci ha visto lungo: i giovani non hanno voglia di lavorare e, dopo questa esperienza, io sicuramente ne ho persa un po’.

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